Da Torgiano a Corciano si elogiano il brio e l'arte in ogni sua forma: arti visive, teatro,...
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Così come
quello del Chianti, il nome evoca subito il vino ma, Montalcino non é solo una fra
le maggiori glorie enologiche italiane:ha un passato ed una storia che oggi ne
impreziosiscono il territorio. Montalcino dall’affascinante sapore medievale
sorge, a circa quaranta chilometri da Siena, su un colle di 567metri, abitato
già in epoca etrusca e romana, fra le Valli dell’Ombrone, dell’Asso e
dell’Arbia. L’abitato è cinto da mura medievali e si poggia alla fortezza
eretta dai senesi nel 1351 conservandone le strutture architettoniche
originali. Tra il 1555 ed il 1559 Montalcino ospita 650 famiglie, fuggite da Siena
a seguito dell’occupazione degli eserciti imperiali per conto dei fiorentini,
che qui hanno tenuto alto, sotto il comando di Piero Strozzi, l’insegna
dell’ormai defunto orgoglio repubblicano. Da visitare il Palazzo dei Priori, di
evidente influenza senese con stemmi marmorei e la vicina loggia gotica,
edifici risalenti ai secoli XIII e XV; la romanico gotica chiesa di Sant’Egidio
del XIV secolo che conserva le bandiere delle contrade senesi; il Museo Civico Diocesano
d’arte Sacra che, annesso alla gotica chiesa di Sant’Agostino, raccoglie
preziose opere pittoriche di scuola senese di Simone Martini, Ambrogio
Lorenzetti, Girolamo di Benvenuto e Sano di Pietro. La rocca, invece, offre una
bellissima vista circolare sulla campagna circostante e sulla strada del vino,
ed ospita l’Enoteca dove degustare ed acquistare vini.
Tra le visite più curiose si segnala quella all’altrettanto curioso Museo
Storico del Vetro e della Bottiglia che ha sede presso l’azienda agricola di
Villa Banfi, e presenta l’evoluzione del vetro,inteso come contenitore, dall’età
romana ai giorni nostri. La visita poi va ampliata a tutto il territorio
circostante, percorrendo un pugno di chilometri senza lasciarsi sfuggire
l’occasione di una visita all’Abbazia di Sant’Antimo, oppure allo splendido
Palazzo Ciacci Piccolomini d’Aragona risalente al XVII secolo anticamente sede vescovile,
dove oggi riposano i migliori cru di Brunello di Montalcino. Tornando
all’Abbazia di Sant’Antimo va ricordato che é riconosciuta come uno dei più
importanti esempi di architettura monastica medievale, fondata nel IX secolo da
Carlo Magno. Romanica, con facciata in onice e travertino ed interno a tre navate con abside
circolare, bellissima poi la cripta con bassorilievi e sculture del repertorio
iconografico animale medievale. Sempre nelle immediate vicinanze di Montalcino
si trova Castiglione d’Orcia, alle pendici dell’Amiata, con la Pieve di Santo
Stefano e Degna dove sono conservati affreschi di scuola senese e fiorentina,
e, a non più di un chilometro di distanza, a Rocca d’Orcia, la trecentesca
Rocca di Tentennano dei Salimbeni, ed é in questo stupefacente contesto storico
- geografico che si trova l’Hotel San Simeone. E che dire dello splendido ed
intatto borgo medievale, seppure di origine etrusca, di San Quirico d’Orcia con
la sua cinta quattrocentesca. Magnifica la Collegiata con portali del IX e del
XII secolo, ed imperdibile il vicino giardino all’italiana, su due
livelli,realizzato nel cinquecento da Diomede Leoni. A circa sei chilometri da
qui una delle più piccole stazioni termali d’Italia: Bagno Vignoni,con la
curiosa piazza-vasca, delle cui acque salutari si é avvalso Lorenzo il
Magnifico. Ma ad ogni svolta della strada possiamo ammirare panorami nuovi e superbi che
riposano gli occhi ed il cuore esaltando una qualità di vita ormai perduta
altrove.
I Grandi Vini: il
Brunello, il Rosso, il Moscatello e il Sant’Antimo
Il
celebre “Brunello di Montalcino”, viene prodotto unicamente da uve
generate
da un clone di Sangiovese Grosso, localmente denominato Brunello, e
solamente
nel territorio comunale, inoltre vanta l’invidiabile primato di essere
stato il
primo vino italiano ad ottenere la Denominazione di Origine Controllata
e
Garantita. Il Brunello nasce a metà dell’ottocento da un gruppo di
viticoltori locali
capeggiati dal garibaldino Ferruccio Biondi Santi, e fino ad oggi ha
rifiutato
i moderni metodi di invecchiamento in barrique francesi che tendono a
donare al
nettare un sapore meno originale. E’ così per mantenere le proprie
caratteristiche organolettiche il Brunello deve invecchiare almeno
quattro anni
in botti esclusivamente di rovere o castagno con una capienza di almeno
trenta
ettolitri. Quando l’imbottigliamento viene preceduto da un lunghissimo
invecchiamento il
vino che ne risulta é l’ideale accostamento di selvaggina, arrosti e
formaggi
stagionati. A conferma del valore di questo patrimonio della cultura
enologica italiana
si aggiunga che gli analisti del “Wine Spectator”, rivista che detta
legge in
fatto di vini sul territorio americano, ha classificato i cento
migliori vini
del mondo, quelli con più equilibrato rapporto fra qualità e prezzo e
ha poi
indicato i migliori vini del XX secolo. Fra essi, unico rappresentante
italiano, il “Brunello di Montalcino”Biondi Santi 1955. E’ detto tutto
Fratello, per così dire minore, il “Rosso di Montalcino”, rosso
rubino, invecchiato fino a cinque anni,viene prodotto con le medesime
uve e può
accompagnare ogni pietanza del pasto. Quando la stagione non aiuta, a
Montalcino, si utilizzano le uve esclusivamente
per produrre il “Rosso”, saltando il“Brunello” che infatti non presenta
tutte
le annate ma solo quelle dove il prodotto finale può far la gioia di
intenditori e buongustai. Da dessert il “Moscatello di Montalcino”,
prodotto
con uve di moscato bianco in vendemmia tardiva e invecchiato fino a
cinque anni,
presenta generalmente un sapore dolce. Prendono invece il nome dalla
medievale
Abbazia di Sant’Antimo una serie di vini,bianchi e rossi, di notevole
qualità. I
bianchi, prodotti con uve Chardonnay, Pinot Grigio e Sauvignon,ben si
accostano
alla cucina marinara. Altri vini che prendono il nome dall’Abbazia sono
un “Vin
Santo” invecchiato da tre a dieci anni, di uve Trebbiano Toscano a
volte
miscelate a Malvasia Bianca. Un altro “Vin Santo”, questa volta nero,
denominato “Occhio di pernice” ricavato da Sangiovese e Malvasia Nera,
con un invecchiamento
che va da un minimo di tre anni fino ed oltre i dieci anni. Sotto la
stessa
denominazione vengono infine proposti vini dapasto derivati da uve
Cabernet-Sauvignon, Merlot e Pinot Nero
La
Sagra del Tordo di Montalcino
Dal 1957, l’ultima domenica di Ottobre, Montalcino, celebra la Sagra del Tordo,
manifestazione che trova un suo corrispettivo, anche se in versione ridotta,
nell’Apertura delle Cacce che si tiene la seconda domenica d’Agosto. Per due
volte l’anno, dunque, i Quartieri di Montalcino, Borghetto (bianco e rosso),
Pianello (bianco e blu), Ruga (giallo e blu) e Travaglio (giallo e rosso),
scendono in campo per sfidarsi in una competizione di tiro con l’arco che
accende gli animi della popolazione, incuriosisce ed affascina i turisti. La
Sagra, trae origine dall’antica tradizione venatoria della zona. Sulla collina,
infatti, dove oliveti e vigneti si alternano ai boschi di macchia mediterranea,
ad Ottobre è più intenso, ora come un tempo, il flusso degli uccelli migratori
provenienti da nord ed in particolare dei tordi. Nel Medioevo cacciatori e
falconieri battevano il contado e tornavano a casa carichi di prede a favore di
feste e banchetti cui tutti, nobili e popolo, partecipavano. Ardimento e maestria
degli uomini si misuravano nelle giostre, mentre le donne davano prova di
abilità nell’approntare le mense e le pietanze con la pregiata cacciagione ed
il generoso vino del luogo. La tradizione scende nelle strade già dal mattino,
quando garzoni e donzelle del Trescone, abbigliati dei costumi della campagna toscana
dell’ottocento, ballano e cantano accompagnati dalle fisarmoniche. Nel
frattempo da Piazza Cavour, un corteo composto da centocinquanta figuranti con
costumi ispirati a quelli di fine trecento - inizio quattrocento, studiati
anche nei più piccoli dettagli e disegnati da costumisti di assoluto rilievo,
sfila attraversando le vie del paese, addobbate dalle bandiere dei quattro
Quartieri. Gli squilli delle chiarine ed il rullar dei tamburi accompagnano il tradizionale
omaggio dei Quartieri alla Signora della Fortezza, che in compagnia delle dame
di Corte attende sotto il loggiato di Palazzo Comunale il ritorno dalla caccia
di cavalieri, paggi e arceri. Da un affaccio sotto la torre civica, dominante
Piazza del Popolo,il banditore dà pubblica lettura del documento che apre
formalmente la Sagra del Tordo, contemporaneamente dei tordi sono librati
involo in onore dei Signori della Fortezza. Il corteo prosegue verso Piazza Garibaldi dove si trova la chiesa di Sant’Egidio,
il cui sagrato diventa il teatro della benedizione dei protagonisti del torneo pomeridiano,
gli arceri. Si arriva così alla trecentesca Fortezza nel piazzale della quale fin dal
mattino si possono gustare, presso gli stand gastronomici,prodotti tipici e
pietanze come le gustosissime pappardelle al cinghiale, i pici al sugo, la
zuppa di fagioli e le carni alla brace e naturalmente deliziare il palato con i
famosi vini di Montalcino. Nel pomeriggio il corteo storico riprende alla volta
del campo da torneo, all’ombra dei bastioni della rocca. E’ dunque arrivato il
momento in cui le rivalità, le speranze, gli antagonismi si accendono e
l’attenzione del pubblico, insieme ai riflettori, puntano sugli arceri chiamati
a rappresentare sul campo i colori di quartiere Alla fine della gara il
Quartiere vincitore ritira, dal Capitano di Campo, una freccia d’argento,
premio per la vittoria conquistata, inneggiando canti di gioia e di scherno nei
confronti degli altri Quartieri. I festeggiamenti andranno avanti, così come
succede a seguito dell’assegnazione del Palio della vicina Siena, durante tutto
l’inverno e gli sconfitti dovranno subire canti e scherzi dei vincitori. La
Sagra del Tordo non rappresenta quindi solo una bella rievocazione storica che
diviene spettacolo, ma è l’espressione del modo di essere della gente di
Montalcino, che in questi giorni rivive,in maniera fantastica, il suo passato
attraverso l’acceso antagonismo tra il Borghetto, il Pianello, la Ruga ed il
Travaglio, tra i quattro villaggi cioè, che sorti mille anni fa sulle pendici
della collina,unificandosi dettero origine alla città di Montalcino.